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Strane storie
La storia più strana che ho riscontrato quest’estate a Djerba è la lotta intestina dei tunisini dell’albergo Palais des Iles verso gli italiani della Veratour, in particolare verso l’equipe ma anche verso gli ospiti in alcune occasioni.
Come se fosse un odio verso gli invasori, innescando una guerra senza esclusioni di colpi quando gli si chiede qualcosa, la risposta non è mai un “no” diretto ma un più ineluttabile “non è possibile” o un “si domani” che non avverrà mai.
Cose mai accadute e riscontrate invece quando ci andai in passato, dove il Palais des Iles era solo un buon albergo tunisino.
Il doppione non lo avevo considerato
Cose semplici gli si chiede, addirittura ovvie, una seconda chiave della stanza, che ogni albergo dovrebbe avere pronta e disponibile all’arrivo degli ospiti, figurarsi un hotel a 4 stelle, ci son voluti 3 giorni per ottenerla e son dovuta andare 7 volte in reception a chiedere se era pronta, visto che ognuno mi dava un orario in cui sarebbe stata “certamente” disponibile.
Non so se sia la non voglia di lavorare, il delegare ad altri, il direttore che faceva le copie, la responsabilità dell’inefficienza, il tutto con un’aria menefreghista a volte maleducata ed irritante altre con un’apatia verso l’ineluttabilità.
Come ghiaccio all’equatore
Altra richiesta assurda e Mai esaudita era avere del ghiaccio disponibile al bar a mare, per qualsiasi incidente in spiaggia e in mare, contusioni ecc si è chiesta la cortesia addirittura al Capo Bar, in italiano rispondeva “si si ok” ma poi il ghiaccio-araba fenice non si vedeva mai, gli si è chiesto in francese, in inglese, annuiva e prometteva ma il miracolo non si vide, addirittura ha richiesto d’esserlo spiegato in tedesco, ed voilà l’astrusa domanda è stata fatta nella madre lingua del C.B. la risposta fu “si si ho capito, sicuramente sarà fatto” ci mancava solo che aggiungesse “basta poco che ce vò?!” ma ovviamente nella Torre di Babele l’incomprensione è dietro al bar, e nonostante l’ulcera dopo aver chiesto mille volte in tutte le lingue la stessa stupidissima cosa, il ghiaccio d’oro forse si sarà sciolto per strada perché al bar a mare Mai e poi Mai arrivò.
Altro accadimento andato in acqua, bollita questa volta: mi trovo per caso alle 17 più o meno al bar centrale, non c’era nessuno, forse stavo dirigendomi alla reception per l’ennesima volta per ritrovare le chiave lost, e vedo un distributore di almeno 50/70 litri d’acqua, e un cameriere che stava togliendo tazze, piattini e bustine di the, gli chiedo “c’è il the?” lui scortesemente “no è finito”. Voi ci credete che tutto il villaggio “inglese” era accorso in frotte al bar alle 17 per l’intramontabile ora del the? Ci fossero stati i pasticcini posso pure capire che alle 17 possa venire un certo languorino ma per dell’acqua calda ho i miei forti dubbi, voi?
E pure si assicura che soft drink e stuzzichini son disponibili tutta la giornata nell’all inclusive, ma forse l’acqua in tutte le sue forme è considerata alla stregua dello champagne per i tunisini.
Ed i bar sono lo specchio di questa guerra intestina tra tunisini e italiani, la Veratour che probabilmente li pagherà poco e loro che cercano di risparmiare facendola pagare proprio sull’all inclusive ai clienti.
Volete un bicchiere di coca cola? Armatevi di santa pazienza e molta molta determinazione perché ci vorranno dalle 3 alle 4 ore pro bicchiere, c’è una vitarella vicino al distributore che quelli del bar mettono al minimo e quindi quando metti sotto al dispencer il bicchiere e pigi sulla leva il bicchiere si riempie solo di schiuma, devi attendere un ora affinché si trasformi in coca cola et voilà ne otterrete meno di un dito, quindi per bere un intero bicchiere dell’agognato liquido dovrete ripetere l’operazione 100 volte, se Giobbe vi assiste.
Vicino al dispencer dell’acqua c’è addirittura un cartello “non mettere le bottiglie sotto all’erogatore”, quindi potrete velocemente riempire 2 o 3 bicchieri e poi versarli nella bottiglia. Il tutto a che pro? Farvi sentire in colpa che avete la sete di un cammello? Risparmiare se anche voi risparmiate forza e determinazione a riempire 2 bicchieri contemporaneamente? E se vi permettete di farlo, in casi eccezionali in situazioni di vita e svenimenti, quelli del bar vi aggrediscono fisicamente arrivando alle mani alla gola.
Tutta questa violenza per l’acqua resta un mistero tunisino.
O capita che il cameriere si scoccia di portarvi la bottiglia d’acqua a tavola a cena e vi mostra al più dov’è il distributore.
Dopo il teatro tutti in piazzetta, e una fiumana di 800 persone si accalca davanti agli erogatori dei soft drink, in 3 secondi netti è tutto terminato e se non siete stati abbastanza lesti da lì non comparirà mai più una goccia liquida, e dopo i giochi in piazzetta il tutto viene chiuso e sbaraccato, anche ovviamente il distributore d’acqua, e vi ritroverete magicamente nel deserto del Sahara fino al giorno dopo, anche quest’esperienza tutta tunisina è nel pacchetto all inclusive.
Non entrate in quella porta!
Questa invece è l’esperienza più divertente che ho avuto a Djerba e se vi capita di andarci al Palais des Iles tentate di sfondare le linee nemiche, di fare un novello/a Arsenio Lupin dell’amore per raggiungere casseforti o stanzeforti dove son custoditi gelosamente cuori d’oro, o tentare di sovvertire i costumi morigerati tentando di farli divenire scostumati.
Vi spiego tutto per filo e per segno, sapete dove si trovano le stanze dell’equipe? È una struttura a se quasi fuori dal Villaggio, infatti si trova uscendo dai cancelli sulla strada larga che congiunge la piazzetta alla discoteca, e piscina – teatro al mare, uscendo di lì a sinistra di fronte c’è un entrata sorvegliata dalla security tunisina, si trovano in una casupola tipo piccole vedette locali.
Regola: NESSUN OSPITE PUO’ ACCEDERE ALLE STANZE DELL’EQUIPE per nessun motivo
La 1° volta mi scappava la pipì, giuro n’copp o bben e mammà (traduzione: giuro sul bene che porto verso mia madre), era notte e un ragazzo dell’equipe mi stava accompagnando in città per mangiare qualcosa (ho digiunato quasi per 14 giorni, ed era migliore il cibo locale esterno che quello della mensa all’interno del villaggio).
Ma prima di uscire urgeva una pipì e manco se paghi oro o ghiaccio tunisino c’è un bagno aperto per il villaggio di notte, l’unico è alla reception.
Quindi il ragazzo dell’equipe era stato così gentile da offrirmi il suo bagno in camera, più vicino rispetto quello della hall.
E qui inizia la scena molto ma molto simile a quella famosissima di “Non ci resta che piangere” alla dogana “chi siete?” c’è voluto un secolo di discussioni e trattative diplomatiche oltre che rassicurazioni per varcare il varco in cui …. “ho visto cose che voi umani” comuni villeggianti non potete immaginare, ci mancava solo che gli lasciassi un documento, oltre che al cronometro per appurare che si trattasse di semplice pipì bisogno fisiologico invece di un altro bisogno sveltima copulatoria. The winner is…la pipì.
La 2° volta accompagnai di pomeriggio un ragazzo dell’equipe fuori del villaggio per compare le birre per una grigliata organizzata tra quelli dello staff, quindi tornammo al famoso varco con casse e buste in cui si vedeva chiaramente il contenuto, mi accingevo nell’aiutarlo a portare dentro la loro zona la “roba” peccaminosa, e anche quella volta fui fermata alla dogana, iniziò la solita tiritera del “chi siete? Cosa portate?” ecc e quella volta non ci fu verso d’entrare nel pentagono, mollai sull’uscio le buste ad un altro ragazzo dell’equipe. The winner is …. La security dei morigerati costumi alcolici.
La 3° volta era notte fonda e attendevo il san ragazzo dell’equipe, che era andato un attimo in stanza … forse a far pipì, prima di uscire dal villaggio per andar a mangiare fuori. Aspettavo vicino alla sbarra di fronte alla stanzetta della dogana e….. mi sento chiamare da lì dentro, un tunisino della security mi fa cenno con la mano di avvicinarmi e mi fa “sai qual è la stanza del tuo amico?” rispondo di si, perché un loco per una pipì urgente non si scorda mai, e lui continua “Entra!” gli ho risposto ringraziandolo che non era necessario perché attendevo che il mio “amico” tornasse perché dovevamo solo uscire per andare a mangiare. Ma non vi dico le mie risate che quando meno te l’aspetti: The winner is… l’ammore.
Morale della favola: non tutti i tunisini son morigerati, ma la pipì è più importante dell’ammore.
So quello che hai fatto!
A parte gli accadimenti davanti alla dogana, tutti i tunisini sanno “dove come quando e con chi” fate qualsiasi cosa, che vi troviate al mare, in piazzetta, in discoteca, o nascosti per benino dietro a un cespuglio, sono il grande fratello del Villaggio e son tanto gentili nel venirvi a comunicare “Chi fa cosa dove quando e con chi” quando meno ve l’aspettiate, anche se credete che sia un innocuo venditore in riva al mare di parei anche lui fa parte della C.I.A. e “sa”, quindi dormite preoccupati, solo quello che non si fa non si sa, anche se fosse una semplice e morigerata pipì.
Vacanzieri avvisati mezzi salvati!








P.S. Avete mai visto un componente dell’Equipe fumare una sigaretta? 
Sono talmente educati che non fumano davanti gli ospiti.
Quindi se vedete uscir del fumo da dietro un cespuglio niente paura sarà uno di loro che si gode un’educatissima sigaretta


[...] Strane Storie a Djerba Palais des Iles Veratour [...]
Da: Le Strane Storie a Djerba Palais des Iles Veratour « Ti dico Agadir Valtur su ottobre 23, 2010
alle 7:38 pm